Stereoptik

2009, Parigi - Francia

Stereoptik è la compagnia formata da Jean-Baptiste Maillet et Romain Bermond, ambedue disegnatori e multi-strumentisti che insieme valicano le frontiere dei linguaggi, mescolando cinema, arti visive e teatro. I loro film d’animazione, completamente creati in diretta durante lo spettacolo, e accompagnati spesso da musica live, affascinano un pubblico di adulti e bambini.

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teatro

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cinema, disegno

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Romaeuropa Festival

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Dark Circus

L’intervista è stata commissionata dalla Fondazione Romaeuropa per i programmi di sala del festival.

Dark Circus, presentato al festival d’Avignone nel 2015, l'ultima produzione di Stereoptik, una collaborazione con il narratore francese Pierre Elie Ferrier (detto Pef), l’amato autore Gallimard noto per i suoi giochi di parole e le sue storie strambe e divertenti.* *Accompagnate dalla musica live, creata dagli stessi autori, le immagini di Dark Circus ci immergono in un universo a tratti triste ma sempre ironico, un circo come non l’abbiamo mai visto che affascina grandi e bambini.

Disegno, musica, cinema, teatro e arti visive: come nasce l’incontro di tutti i linguaggi che convivono nella creazione dei vostri spettacoli?Cosa ha segnato il vostro percorso artistico e il vostro incontro?

Ci siamo conosciuti in una fanfara, l’uno suonava la grancassa e l’altro il rullante e già allora disegnavamo. Fu ad un certo punto che decidemmo di fare uno spettacolo che raccogliesse le competenze di entrambi in ambito musicale e artistico. Da allora sono passati nove anni e non ci siamo mai fermati. Il primo spettacolo ebbe molto successo e quindi ne creammo altri, fino a Dark Circus, il quarto. I nostri spettacoli consistono nella creazione live di brevi film d’animazione. Tutto è fatto su scena -a parte piccoli dettagli costruiti in anticipo- e non vi è pellicola. Anche la musica, come il film, è live. Utilizziamo procedimenti tradizionali: disegno a carboncino, inchiostro, pittura, e per la musica chitarre, piano, tamburi.

textfoto Christophe Raynaud de Lage / STEREOPTIK

La scenografia è disegnata su grandi rulli scorrevoli, come nel cinema degli esordi. Su questi fondi animiamo delle marionette di cartone in due dimensioni. Tutto è fatto in diretta e a vista per essere filmato da delle telecamere e proiettato su uno schermo. Non utilizziamo alcuna tecnologia, non ci sono computer su scena. Avanzando nel lavoro le tecniche si sono sempre più mescolate, finché oggi non si distingue un disegno da una marionetta, tutto è molto ben amalgamato. Prestiamo molta attenzione al rapporto tra la musica e le immagini. Avanziamo su tutti gli elementi (tecnica, musica, disegni, decorazioni etc.) contemporaneamente e tutti e due insieme. Per la resa sul palcoscenico ci dividiamo i ruoli in modo molto preciso, ma nel momento della creazione tutto è pensato insieme e in modo organico.

Quali sono stati i vostri riferimenti o fonti d’ispirazione?

Non abbiamo dei veri e propri riferimenti. Facciamo parte di quella generazione cresciuta guardando cartoni animati e film d’animazione fatti con plastilina e cartone, apparteniamo a quel tempo in cui non c’era ancora il digitale. Abbiamo imparato a lavorare con la materia: carboncini, pennelli e matite per i disegni e strumenti acustici per la musica. E ora facciamo a teatro quello che sappiamo fare.

textfoto Christophe Raynaud de Lage / STEREOPTIK

Come è avvenuto l’incontro con Pef, l’amato autore di libri per bambini che firma la storia dello spettacolo?

Abbiamo incontrato Pierre per caso, più di dieci anni fa, in un piccolo villaggio in Normandia. A lungo abbiamo desiderato fare qualcosa insieme, ma i tanti impegni ce lo impedivano. Fino al giorno in cui Pierre ci ha inviato il racconto di Dark Circus, una sola pagina, che abbiamo subito deciso di mettere in scena. E’ la prima volta che lavoriamo con un autore. E’ stato un incontro spontaneo, non programmatico e lui ci ha lasciato totale libertà d’interpretazione. Non ha mai partecipato alle prove ma quando ha visto il risultato era contentissimo.

Dark Circus è un circo oscuro ma divertente, un ricordo d’infanzia, un racconto fuori dalle righe. Che universo volevate evocare?

Il testo di Pef è intriso di humor nero. Racconta la storia del circo e come questo sia passato da una genesi nel buio ad un exploit di luce, dalle arene dell’antica Roma -dove gli spettatori si recavano per assistere alla morte dei gladiatori- fino al circo in famiglia che conosciamo oggi.

textfoto Christophe Raynaud de Lage / STEREOPTIK

In che modo la realtà entra in relazione con il vostro universo magico? Pensate che l’arte debba e possa far fronte alle problematiche sociali e politiche?

L’arte fa ciò che vuole. Non fa fronte a nulla, avanza.

In quanto artisti e cittadini europei e francesi, come giudicate l’attuale situazione politica e sociale dell’Europa?

Per poter rispondere a questa domanda si dovrebbe prima definire cosa si intende per : cittadino, francese, Europa e situazione politica…temi che sono stati affrontati da autori importanti e descritti in numerosi libri. Noi creiamo poesia, non facciamo della politica. Siamo contenti se il nostro lavoro riesce a federare il più largo pubblico possibile, dai più giovani ai più anziani, spettatori di diverse provenienze sociali e culturali. Inoltre, pur volendo dare una risposta alla domanda, bisognerebbe prima di tutto avere delle buone informazioni, mentre è sempre più difficile avere informazioni corrette e quindi analisi utili a capire cosa stia accadendo. L’astensionismo aumenta anche a causa di questa mancanza d’informazioni valide. E penso che solo quando cui ci sarà un 100 % di partecipazione alle elezioni avrà senso parlare di Europa e di politica.