Adrien M & Claire B

2011, Lione - Francia

Claire Bardainne (artista visiva e designer) e Adrien Mordot (circense e artista pluridisciplinare) fondano la loro compagnia nel 2011 lavorando a spettacoli e installazioni in cui la ricerca digitale, il nuovo circo e la danza contemporanea si uniscono trovano un linguaggio comune. Il movimento dei corpi, siano essi reali o digitali, sta alla base degli spettacoli e diviene non solo motivo di ricerca informatica e teatrale ma anche il mezzo per condurre lo spettatore lontano dalla realtà e riportarlo alla dimensione infantile del sogno. Questo definito dagli autori: un atto politico.

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danza

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tecnologia, circo

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Romaeuropa Festival

date

Cinématique

L’intervista è stata commissionata dalla Fondazione Romaeuropa per i programmi di sala del festival.

La vostra poetica nasce dall’interazione tra la danza, il circo, le arti digitali e la grafica. Cosa c’è all’origine del dialogo tra questi diversi linguaggi?

Poiché Cinématique è stato creato prima del mio incontro con Claire, risponderò a questa domanda parlando del mio percorso. Ho una formazione come ingegnere informatico ma ho sempre nutrito una forte passione per la giocoleria. Quando frequentavo l’università la praticavo per le strade, sia per divertimento che per pagarmi gli studi. Terminato il mio percorso universitario ho iniziato a lavorare in un laboratorio d’informatica. Questa materia, nel bene e nel male, ha infinite possibilità di applicazione. I miei colleghi realizzavano sistemi di guida per i missili ma io volevo sperimentare qualcosa di completamente nuovo. Teatro e informatica erano per me due cose completamente distinte. Nel 2003 ebbi però una sorta d’illuminazione e iniziai a sviluppare software capaci di entrare in relazione con gli spettacoli teatrali. Mi resi conto che il digitale può essere il veicolo ideale per l’immaginazione: diversamente da una scenografia tradizionale ciò che produce è pura luce e al contempo un elemento molto malleabile. Realizzai un primo spettacolo, Convergence 1.0, nel quale un software mi permetteva di giocolare ma sfidando tutti i limiti della giocoleria. L’incontro con Claire, che ora rientra pienamente in Cinématique, ha portato poi all’incontro tra le arti circensi, su cui lavoravo, e le arti visive e la danza. La drammaturgia degli spettacoli è dunque diventata più elaborata, come si può notare dagli ultimi spettacoli, compreso Cinématique.

textFoto Adrien Mondot

Cinématique è popolato di paesaggi virtuali. Cosa evocano e come interagiscono con i corpi danzanti?

I paesaggi di Cinématique sono l’espressione di un immaginario infantile, che, crescendo, tendiamo a dimenticare. Sono qualcosa di simile a quella sensazione che si riaffaccia alla memoria guardando un film di Miyazaki; quel momento in cui ci ricordiamo che abbiamo amato e che amiamo ancora sognare. In questi paesaggi i nostri corpi si relazionano a dei personaggi e ad alcuni oggetti che consideriamo “vivi” anche se digitali. La scena digitale è versatile: si trasforma, si muove, cambia dimensione, e noi, come dei bambini, giochiamo con questi cambiamenti.

eMotion è il software che avete sviluppato per i vostri spettacoli e che ha alle spalle più di dieci anni di lavoro. Quali sono le sue caratteristiche?

Per creare il software eMotion ho lavorato sui principi fisici che determinano il moto di un corpo ma ispirandomi alla giocoleria. Una volta definite le caratteristiche specifiche dei corpi in analisi, il software permette di comprendere quali sono le forze che danno origine al movimento e quale sia la relazione tra queste forze e il mondo reale. È un lavoro sulla coincidenza tra spazio reale e spazio digitale, utilizzando un termine specifico parleremmo di “mapping”.

Parlate della scena come di un gioco; che spazio ha la meraviglia nei vostri spettacoli?

Se partiamo dal presupposto che il teatro sia anche divertimento, allora mi piace intendere il “divertire” come l’atto di “catturare le persone per far cambiare loro direzione”. In questo senso per me il divertimento assume un valore politico. Il nostro obiettivo è quello di re-incantare la realtà, creando dei sogni per mostrare fino a che punto la vita possa essere incredibile e meravigliosa.

A proposito di impegno politico, in quanto artisti francesi ed europei, come vivete l’attuale situazione politica, sociale e culturale dell’Europa?

Per quanto mi riguarda -ma sento di poter parlare anche a nome della compagnia- siamo immersi in una catastrofe terrificante. Il nostro mestiere è produrre spettacoli. Cerchiamo di farlo per il più ampio pubblico possibile. Non vogliamo creare differenze di alcun tipo, né economiche, né culturali. Crediamo infatti che il solo espediente che ci permette di superare la nostra povera condizione umana, sia la creazione artistica.