Hofesh Shechter

1975, Gerusalemme - Israele

Coreografo e danzatore. Di origine israeliana e adozione inglese, Hofesh Shechter fonda la sua compagnia nel 2008. Sviluppa un’estetica e un approccio basato sulla commistione tra danza popolare mediorientale –praticata anche nelle schiere della Batsheva Dance Company di Ohad Naharin- e danza nordeuropea. La partizione ritmica dei suoi spettacoli, incalzante e intensa si coniuga a coreografie in cui protagonista è il gruppo. Aggressivi e precisi i gesti dei danzatori sanno addolcirsi per regalare allo spettatore un’esperienza di grande impatto visivo ed emotivo. La scrittura sonora modula insieme tribalità, ritmi urbani e tonalità melodiche: una commistione di musica classica ed elettronica che è ormai firma del coreografo, spesso direttamente coinvolto nella composizione delle musiche dei suoi lavori.

www.hofesh.co.uk

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danza

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corpo

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Romaeuropa Festival

date

Barbarians

L’intervista è stata commissionata dalla Fondazione Romaeuropa per i programmi di sala del festival.

Chi sono i “barbari” che danno il titolo allo spettacolo?

“barbarians” è un gruppo d’individui governato da impulsi animaleschi e vogliosa bramosia e che ha messo da parte cultura e raziocinio. Questo spettacolo mette in luce la complessa dialettica che ciascuno di noi vive internamente: il rapporto tra la mente - con le sue intenzioni e la sua forza di volontà - e il corpo con i suoi desideri; il conflitto tra i valori e le regole dettati dalla cultura alla quale apparteniamo e l’istinto, le necessità, i desideri di ogni individuo.

textfoto Daniele Zucca

In barbarians, come in tanti altri tuoi lavori (ad esempio Sun), mescoli repertori di musica barocca e sonorità elettroniche, spesso martellanti. Perché questa scelta? Che tipo di ritmo cerchi per le tue coreografie?

Inizialmente – come dico in scena – volevo che barbarians fosse uno spettacolo di musica e danza molto semplice, veloce e leggero. Per questo ho scelto di utilizzare la musica barocca: volevo sperimentare come questo tipo di suono potesse influenzare il modo di costruire i movimenti. Ho poi avuto l’idea di costruire lo spettacolo come una trilogia. Volevo creare attraverso tre pièce (the barbarians in love, tHe bAD e two completely different angles of the same fucking thing n.d.a) tre diverse forme di energia. La seconda pièce in pieno contrasto con la prima, ad esempio, si concentra su ritmi “groove” che agiscono diversamente sul corpo.

Come credi che lo spettatore si relazioni ai tuoi lavori? Offri un “altrove” oppure un affondo nella realtà?

Quando si guarda uno spettacolo di danza spesso si vorrebbe trovare una spiegazione a ciò che accade sulla scena. Credo che lo spettatore abbia bisogno di capire dove si trova esattamente, ma proprio per questo, in controtendenza, io gioco con il suo senso di spaesamento. Nella prima pièce di barbarians la voce off “spiega” la coreografia.

textfoto Daniele Zucca

Potrebbe apparire come un invito alla comprensione ma, di fatto, è fonte di grande confusione. Io amo la confusione perché da vita alle emozioni. Lo spettacolo prova a spiegare se stesso ma fallisce costantemente. È ovvio, nulla di ciò che accade sulla scena può essere spiegato…ognuno è libero di avere la propria interpretazione. E questo è ancora più vero per barbarians: c’è un testo, delle parole che giocano con la percezione e la comprensione delle azioni sceniche da parte dello spettatore, in modo tale che egli non riconosca più cosa è reale e cosa non lo è. Perché in fondo le parole e la vita sono in acceso conflitto.